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ENAC, ultimatum alle compagnie aeree low cost: a rischio la concessione per volare in Italia!

Autore , 22 agosto 2020 ore 8:29

Cari Pirati, l'Italia è il Paese dove, almeno secondo i dati di traffico del 2019, tra le prime cinque compagnie aeree per numero di passeggeri trasportati quattro sono compagnie low cost, compresa quella che ha di gran lunga trasportato più passeggeri di tutti: Ryanair, che con i suoi oltre 40 milioni di passeggeri annui ha quasi "doppiato" la seconda classificata, Alitalia.

Tutto questo però è a rischio, e non solo per le note difficoltà delle compagnie aeree in questi tempi di pandemia globale, ma a causa di una legge recente, della quale l'ENAC ha chiesto l'applicazione da parte delle compagnie aeree low cost, pena la revoca della concessione che permette di volare in Italia.

ENAC, ultimatum alle compagnie aeree low cost: a rischio la concessione per volare in Italia! - 4

Prima di Ferragosto, infatti, l'ENAC ha inviato una comunicazione alle compagnie ricordando che l'art. 203 del D.L. 34 del 19 maggio 2020, convertito nella legge n. 77 del 17 luglio 2020, prevede delle retribuzioni minime dei dipendenti con base in Italia e un adeguamento dei contratti, e per questo invita tutti i vettori aerei operanti in Italia "a voler trasmettere entro e non oltre il 15 ottobre 2020 una comunicazione attestante l’applicazione sia ai propri dipendenti, con base di servizio in Italia ai sensi del Regolamento (UE) n. 965/2012, sia al personale dipendente di terzi utilizzato per lo svolgimento delle proprie attività trattamenti retributivi comunque non inferiori a quelli minimi stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale del settore stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale".

Cosa significa? L'ENAC chiede a tutte le compagnie low cost di mettersi in regola su stipendi e contratti, riguardo non solo i dipendenti ma anche al personale dipendente da terzi, ovvero assunto tramite società di reclutamento esterne, pratica molto comune tra le compagnie low cost, soprattutto da parte di Ryanair.

Cosa succede in caso di inadempimento delle compagnie? In questo caso è il decreto legge stesso a prevederlo: "una sanzione amministrativa compresa tra un minimo di euro 5.000,00 ed un massimo di euro 15.000,00 per ciascuna unita' di personale impiegata sul territorio italiano". Ma secondo una ricostruzione del Corriere della Sera, in caso invece di mancato invio della comunicazione richiesta da parte delle compagnie aeree, il rischio si fa ancora più elevato, arrivando fino alla revoca delle concessioni, delle autorizzazioni e delle certificazioni rilasciate dall'ENAC per operare in Italia.

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Il problema è che l'accordo collettivo che fissa i minimi salariali risale al luglio 2014, firmato dai sindacati e da Assaereo, l’Associazione nazionale vettori ed operatori del trasporto aereo. Ma chi è l'unica associata di Assaereo? Alitalia.

Così per AICALF (Associazione Italiana Compagnie Aeree Low Fares), un'associazione nata quest'anno che raggruppa tutte le compagnie low cost operanti in Italia, denuncia questa operazione come una manovra per favorire la compagnia di bandiera italiana a scapito di quelle private. Tanto è vero che questa norma rischia di avere effetti dirompenti anche sulle altre compagnie aeree italiane, che non hanno sottoscritto il contratto collettivo del 2014: quindi anche Blue Panorama, Neos e Air Dolomiti.

Nel frattempo, a contribuire al muro contro muro tra Governo, ENAC e compagnie low cost, ecco che il cosiddetto "decreto agosto" anticipa il pagamento di contributi per l'emergenza anti-COVID solo alle compagnie aeree nazionali, con i seguenti importi: Alitalia 250 milioni di euro, altri 50 milioni in totale divisi tra Blue Panorama, Neos e Air Dolomiti.

La scadenza di ottobre rischia così di trasformarsi in uno scontro dalle conseguenze imprevedibili, perché va a toccare direttamente il modello di business delle compagnie low cost che operano in Italia: le conseguenze sono al momento imprevedibili.

Cosa ne pensate, Pirati?

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