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L'Australia vuole costruire un aeroporto al Polo Sud, ma è davvero una buona idea?

Autore , 13 gennaio 2021 ore 8:31

Cari Pirati, il Polo Sud è da tempo diventato una destinazione turistica, pur se per pochi turisti molto facoltosi, ma un grande progetto milionario australiano rischia di far diventare questo delicato eco-sistema una meta un po' troppo facile da raggiungere.

Il progetto del governo australiano di un vero e proprio aeroporto, se realizzato, sarebbe infatti la più grande infrastruttura del Polo, che da sola potrebbe incrementare da sola del ben il 40% l'impronta ecologica umana sul continente bianco. Si tratterebbe infatti della prima pista pavimentata, lunga 2,7 km, in grado di assicurare per tutto l'anno collegamenti diretti con 6 ore di volo tra Hobart, in Tasmania, e il Polo, nelle vicinanze del base di ricerca Davis.

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L'Australia, lo ricordiamo, è il paese che rivendica la maggior parte del territorio del Polo Sud (oltre 6 milioni di km2, ovvero circa il 42%) e dispone di numerose basi scientifiche. Normalmente, durante l'estate australe, alcune tipologie di aeromobili possono partire da Hobart, capitale della Tasmania nell'estremo sud dell'Australia, e riescono a raggiungere l'aerodromo di Wilkins, vicino alla Casey Station, più ad ovest rispetto alla Davis station e più vicina al territorio australiano, e altre piste su ghiaccio più corte vicine ad altre basi di ricerca.

Ma tutte le basi non sono accessibili che per pochi mesi all'anno, mentre il progetto australiano è volto proprio a creare un'infrastruttura che permetta voli per tutto l'anno. L'obiettivo, certo, è quello sia di aiutare la ricerca che di rispondere meglio ad eventuali emergenze, ovvero, come si legge sul sito della Australian Antarctic Division, permettere di "rivoluzionare le attività scientifiche e alimentare la leadership dell'Australia sulla regione e i suoi interessi a lungo termine".

Il governo australiano è al momento alla ricerca di fondi privati che possano aiutare a portare avanti un progetto dal costo di miliardi di dollari e che necessita di oltre 15 anni per il completamento. La pista da 2,7 km sarà pavimentata ed in grado di accogliere, volendo, anche aerei commerciali come il Boeing 787 o l'Airbus A330. Ma oltre alla pista, distante 5 km dalla base di ricerca, ci sono tutte le altre infrastrutture di supporto, compresi e vigili del fuoco e i collegamenti con la base.

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Se molti hanno visto la decisione governativa, annunciata fin dal 2018, come una scelta dettata in realtà da ragioni geopolitiche (soprattutto nei confronti di una Cina con sempre maggiori interessi nell'aerea) e non scientifiche, la maggior parte delle obiezioni sono relativi all'impatto ecologico dell'infrastruttura.

La scelta del luogo è infatti dovuto a caratteristiche favorevoli come la presenza di una costa priva di ghiaccio, la vicinanza con la base di Davis e il clima relativamente buono, con un tempo atmosferico più prevedibile rispetto ad altri luoghi del Polo Sud. Ma molti hanno evidenziato come, proprio nelle vicinanze del luogo dove dovrebbe sorgere l'aeroporto, molti animali come procellarie, pinguini e foche hanno il loro luogo di riproduzione, e certo l'inquinamento che l'aeroporto produrrebbe avrebbe nocivi per l'ambiente e per questa fauna.

La colata di cemento prevista dal progetto (si parla di 115 tonnellate) ha generato però anche una forte opposizione, sia per i costi ambientali diretti e sia perché potrebbe generare una vera e propria corsa alle infrastrutture in alte basi antartiche degli altri paesi interessati.

Il paradosso è quindi che un progetto fatto in nome della scienza vede pochi scienziati entusiasti e molti invece apertamente critici, come ha evidenziato Shaun Brooks, dell'Institute of Marine and Antarctic Studies presso l'Università della Tasmania: un'infrastruttura mastodontica apparentemente senza giustificazione, considerando che sono solo 19 i residenti invernali della base di Davis.

C'è inoltre da considerare l'impatto ambientale anche solo del trasporto dei materiali per la costruzione, che richiederebbero oltre 100 viaggi di navi rompighiaccio. Infine, sono già molti gli studi scientifici che hanno determinato l'impatto negativo dei voli aerei sulla fauna del Polo Sud, soprattutto quelli a bassa quota, con effetti anche devastanti nelle colonie di pinguini reali che stavano covando le uova.

Nel frattempo il governo sta procedendo con i piani, che prevedono di chiudere il budget entro il 2022 e, una volta ottenuti tutti i permessi, cominciare i lavori per il 2023, con completamento non prima del 2040.

Che ne pensate, Pirati?

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