Alps, Asia, Badlands

200$ a notte di tassa di soggiorno!

C'è un paese arroccato sui monti dell'Himalaya, stretto tra Tibet e India, che ha aperto al turismo solo dal 1974, e che nonostante costi e difficoltà ha visto il numero dei turisti annui passare dai 300 del primo anno di apertura agli oltre 315.000 del 2019. Sebbene il turismo sia quindi diventato una fonte di reddito importantissima, la pandemia (e la nuova chiusura agli ingressi del marzo 2020) ha concesso una rara opportunità di ripensare a quale modello di turismo si vuole incentivare, con una maggiore attenzione all'impronta ecologica dei viaggiatori.

Così una delle chiusure al turismo causa Covid-19 più lunghe sta per finire, ed è già stata fissata la data: 23 settembre 2022. Ma i turisti che quel giorno potranno finalmente tornare, dovranno affrontare quella che probabilmente è la tassa di soggiorno più alta del mondo: 200$ al giorno. Di che paese stiamo parlando, Pirati?

Pubblicato da
Tribordo·1/8/2022
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Il Bhutan riapre al turismo con una super tassa di soggiorno!

L'avrete probabilmente intuito, parliamo del Regno del Bhutan, il paese con un suo specifico approccio allo sviluppo che ha portato già negli anni '70 il re Jigme Singye Wangchuck a parlare di Gross National Happiness (Felicità Interna Lorda), come principio guida più ampio del PIL, in modo da dare la priorità alla felicità rispetto alla crescita economica.

Oggi che è pienamente operante un Centre for Bhutan and GNH Studies che è responsabile di studiare e monitorare la felicità dei cittadini e di proporre soluzioni per incrementarla, il regno si sta dedicando a quella che è ormai la fonte principale di reddito: il turismo.

Dopo aver aperto le sue porte solo alle metà degli anni '70, l'importanza del turismo è diventata sempre più centrale soprattutto a partire dagli anni 2000. Eppure, dopo quasi 50 anni di crescita ininterrotta, la chiusura radicale ai nuovi ingressi decisa a marzo del 2020, in piena emergenza coronavirus, e tuttora operante, ha portato un ripensamento del ruolo del turismo e soprattutto dei turisti nel paese.

Così, nel comunicato ufficiale che annuncia la riapertura delle frontiere per il 23 settembre 2022, il governo annuncia anche che il nuovo principio guida sarà quello della sostenibilità: "la nostra strategia per il rinnovamento del settore turistico ci riporta alle nostre radici, quelle di "Alto Valore, Basso Volume", dove soddisfiamo i bisogni dei turisti proteggendo la nostra gente, la cultura, i valori e l'ambiente. Il turismo è un bene nazionale strategico e prezioso, che non ha un impatto solo su coloro che lavorano nel settore, ma su tutti i bhutanesi. Garantire la sua la sostenibilità è fondamentale per salvaguardare le generazioni future”.

Come funzionerà la nuova tassa di soggiorno

Già prima della pandemia, visitare il Bhutan era molto caro: oltre al visto obbligatorio (costo 20$), i turisti dovevano rivolgersi ai tour operator accreditati, senza possibilità di modificare l'itinerario, e soprattutto pagare la tariffa giornaliera minima, che variava a seconda del periodo ed era pari a 200$ o 250$.

La tariffa giornaliera minima (tarata su 3 persone, più alta per chi viaggiava in coppia o da soli) comprendeva però praticamente tutti i costi: sistemazione a 3 stelle, i 3 pasti principali, una guida turistica bhutanese con licenza per l'intera durata del soggiorno, tutti i trasporti interni (esclusi eventuali voli), attrezzatura da campeggio e trasporto per i trekking (ove previsti), tutte le tasse e le spese interne, e la tassa di soggiorno di 65$.

Ora il governo ha deciso di triplicare la tassa di soggiorno, portandola da 65$ a 200$, allo stesso tempo abolendo la tariffa giornaliera minima e promettendo maggiore libertà di scelta e flessibilità per i turisti.

In sostanza la cifra che il turista deve sborsare ogni giorno rimane pressoché invariata, ma mentre prima comprendeva già tutti i servizi, ora è riferita alla sola tassa di soggiorno, alla quale bisogna quindi aggiungere tutte le spese per alloggio, vitto, trasporti, eccetera.

Per il governo in questo modo si assicura che il paese nel suo complesso continui ad essere carbon negative, cioè ad assorbire più anidrire carbonica di quanta se ne produce, combattendo così attivamente il riscaldamento globale; inoltre il turista potrà avere un'esperienza più personalizzata e attenta alle sue esigenze, e si avranno esperienze di alto valore per i visitatori garantendo allo stesso tempo lavori professionali ben pagati per i cittadini bhutanesi.

Ma naturalmente una tassa di soggiorno così alta rischia di rendere il paese accessibile solo ai turisti ricchi, che possono permettersi dei costi giornalieri così alti.

Cosa ne pensate, Pirati?