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Allarme FBI, non ricaricate da aeroporti e stazioni!

Pirati, è capitato a tutti noi: arriviamo in aeroporto magari nel tardo pomeriggio o sera, quando il nostro smartphone è già arrivato a fine corsa, e siamo contenti di trovare dei cavi di ricarica che ci evitano di dover cercare il nostro caricabatterie e cavo nello zainetto strapieno di oggetti.

Secondo un allarme diffuso dall'FBI negli Stati Uniti (ma valido per tutti gli aeroporti e le stazioni del mondo) potremmo però rischiare di pagare cara questa comodità. Se non prendiamo le dovute precauzioni, infatti, nei punti di ricarica pubblici esponiamo smartphone o computer portatili al furto dei nostri dati personali sensibili, oltre che di foto e video.

Scoprite di seguito i dettagli del cosiddetto juice jacking e come difenderci.

Pubblicato da
Tribordo·17/4/2023
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Punti di ricarica pubblici in aeroporti e stazioni: come difendersi dal juice jacking

L'avviso diffuso tramite i canali social dell'FBI serve a mettere in guardia i viaggiatori dal cosiddetto juice jacking, spiegando i pericoli dietro quest'attività apparentemente innocua e come difenderci dal furto di dati personali.

Colonnine e stazioni pubbliche di ricarica, soprattutto in aeroporti e stazioni ma anche in centri commerciali e hotel, potrebbero infatti permettere l'accesso ai nostri dispositivi mobili (smartphone e computer portatili) da parte di cybercriminali che potrebbero rubare i nostri dati, nonché foto e video salvati, o persino installare malware. Per evitare questo pericolo l'FBI raccomanda di utilizzare sempre il nostro caricabatterie e non il cavo spesso in dotazione delle colonnine, come già indicato dalla Federal Communication Commission (FCC), perché i cavi "pubblici" potrebbbero essere stati modificati in modo da permettere l'installazione di eventuali malware direttamente nei dispositivi.

Cos'è il juice jacking

Questa attività ha il nome di juice jacking, un termine ombrello che comprende tutti quegli attacchi informatici che possono essere perpetrati attraverso una porta di ricarica, in genere Usb, che ha anche la funzione di connessione dati. In una presa Usb sono infatti presenti cinque connettori, tra i quali solo uno serve alla ricarica e gli altri invece al trasferimento dei dati.

In genere questo significa l'installazione di un malware che può poi essere attivato in seguito (e ad esempio carpire i nostri dati di accesso bancari) oppure anche la copia dei dati personali contenuti negli smartphone, tablet o computer portatili.

Uno degli utilizzi possibili è perfino quello di un malware "cryptominer", dei software che invece di rubarci dati "minano" criptovalute utilizzando buona parte dela potenza dei nostri compur portatili ad uso e consumo dei cybercriminali. Ma ovviamente le possibilità sono innumerevoli, dagli spyware ai trojan, fino ai vari ransomware che "sequestrano" i dati contenuti sui nostri dispositivi tramite la crittografia, chiedendo poi una sorta di "riscatto" per riottenere accessi ai nostri stessi dati.

Cosa fare per non rischiare

Secondo l'FBI, che raccoglie in un'apposita pagina tutti i consigli su come difendersi, la cosa migliore è utilizzare il nostro caricatore o meglio ancora un powerbank personale.

Ci sono anche dei sistemi che isolano il connettore di ricarica Usb da quelli che trasportano dati, come cavi che disabilitano direttamente i connettori dati, o dispositivi "Usb Condom" o "Usb Data Blocker" che assolvono alla stessa funzione.

Tra i consigli dell'FBI, anche quelli di prevenzione come cambiare frequentemente le password sensibili, disporre e tenere aggiornati i software antivirus e non effettuare operazioni delicate come acquisti online o il login su conti correnti o carte di credito (ma anche VPN usate per lavoro) quando collegati su una rete pubblica di ricarica.

Cosa ne pensate, Pirati?